TECNICHE MAGGIORI
Microiniezione intracitoplasmatica di spermatozoi negli ovociti (ICSI)
Chi ricorre alla ICSI? Questa tecnica, di recente introduzione(1995),
ha rivoluzionato i limiti fino a poco tempo fa imposti ai procedimenti di
procreazione medico assistita, in presenza di fattore maschile grave o
gravissimo. La fertilizzazione in vitro (FIV), presuppone infatti un numero
minimo di spermatozoi che, in molti casi, non può essere ottenuto, a causa
delle condizioni di partenza del liquido seminale. L’ICSI consente di
ottenere la fertilizzazione degli ovuli pur avendo a disposizione un
modestissimo numero di spermatozoi. L’ICSI trova inoltre indicazione nei
casi di fallita fertilizzazione dopo FIV (cioè in quelle circostanze nelle
quali, pur essendo presente una situazione seminale “adeguata” alla FIV, non
si sia ottenuta la fertilizzazione di alcun ovulo). Come funziona? Ottenuti
gli ovuli (con procedimento analogo a quello descritto in Fase operativa),
vengono posti in incubazione per qualche ora, dopodiché vengono liberati
“dall’involucro” che li riveste; questo consente di identificare con
maggiore sicurezza, gli ovuli “maturi” e quindi potenzialmente
fertilizzabili, che verranno impiegati per la ICSI. La microiniezione dello
spermatozoo nell’ovulo viene eseguita utilizzando un microscopio modificato
(micromanipolatore) che utilizza due bracci mobili alle estremità dei quali
sono montate, da un lato, una pipetta che ha il compito di trattenere
l’ovulo, e dall’altra un ago, con il quale si buca la parete dell’ovulo
iniettandovi all’interno uno spermatozoo (preventivamente “caricato”
nell’ago).Dopo 18 – 20 ore si valuta, sotto microscopio, l’eventuale
avvenuta fertilizzazione degli ovuli. I passi successivi ricalcano quelli
già descritti per la FIV.
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